Cosa significa davvero essere una Recruiter: conosciamo Cristina Longano, HR Senior Recruiter in DRD Recruiting

Per Cristina Longano, HR Senior Recruiter in DRD Recruiting, essere una recruiter non è solo una professione, ma la possibilità di valorizzare il potenziale delle persone e creare il match perfetto tra candidati e aziende.

In questa intervista ci racconta il suo approccio, l'importanza della qualità nel processo di selezione e le opportunità di crescita in DRD.


Cristina, le motivazioni e la spinta per iniziare in DRD Recruiting?

Quando sono stata contattata da DRD Recruiting, non ero alla ricerca di nuove opportunità professionali, svolgevo il mio lavoro da Recruiter, da circa 6 anni, presso un’agenzia per il lavoro. Tuttavia, il primo messaggio su LinkedIn è stato semplice ed efficace e tre parole hanno subito attirato la mia attenzione: “lavoro da remoto”. 

Incuriosita da questa modalità, ho deciso di approfondire e saperne di più. Il mio iter di selezione si è svolto e concluso nel giro di poche settimane, sono stata “conquistata” da subito e dopo un paio di mesi, facevo parte dell’organico di DRD Recruiting. 

In DRD ho trovato avanguardia, professionalità in continua evoluzione, umanità e reale attenzione verso le persone che fanno parte della squadra. Mi trovo allineata con i valori e con la mission aziendale e sin da subito ho nutrito profonda stima e fiducia per le persone che dirigono e coordinano il lavoro, aspetti per me che vengono prima di ogni altra cosa.


Parlaci del tuo ruolo e del tuo lavoro in DRD

Il lavoro da Recruiter non lo vivo come un vero e proprio “lavoro”, (intendendolo nell’accezione “negativa” di attività faticosa), ma piuttosto l’espressione di un aspetto importante della mia persona. 

Sono, di indole, portata a pensare e riconoscere che in ciascuna persona sia presente un potenziale e mi appassiona riuscire a collocare quel potenziale nella realtà in cui può essere espresso al meglio, nell’interesse del candidato e dell’azienda cliente.

Anziché pensare che ci sia gente “incapace”, preferisco pensare che ci siano persone valide e capaci che a volte si trovano nel contesto sbagliato. Talvolta l’azienda giusta è molto vicina geograficamente al candidato e viceversa ci sono aziende che non sanno che a pochi minuti da loro vivono candidati potenziali; per questo esistiamo noi Recruiter/head hunters!


Parliamo ora di ciò che ti ha colpito quando ti sei candidata a lavorare in DRD, la formula “Full Remote”; cosa ci dici oggi?

Mi sono trasferita da Taranto a Parma, all’età di 18 anni, per l’Università, con tutto l’entusiasmo tipico di quell’età. Nel tempo, la distanza dalla mia famiglia, si faceva sentire sempre di più. 

DRD mi ha regalato quello che da tempo sognavo, su cui mi arrovellavo per trovare una soluzione: trascorrere più tempo con la mia famiglia, non perdermi tutte le occasioni e ricorrenze importanti, senza rinunciare al lavoro che mi piace e che ho costruito per anni.  Questo per me non ha prezzo.

Dal punto di vista delle performance professionali, posso confermare che il lavoro da remoto, con la flessibilità e la fiducia che viene riconosciuta a ciascuna dipendente, mi ha messo nell’ottica di percepire l’azienda come “mia” e di “fare e darmi da fare”  senza pensare all’orario di lavoro; non importa che giorno della settimana sia, e dove io mi trovi, perché tutti i giorni con piacere svolgo l’attività lavorativa che mi piace, sapendo di essere apprezzata concretamente dall’azienda per cui lavoro che peraltro è sempre presente.


Parlando di professionalità e di supporto concreto da parte di DRD, cosa puoi dire?

Ho sempre seguito l’attività di ricerca e selezione, per posizioni Permanent. Tuttavia, in una filiale, agenzia per il lavoro, in presenza, ci sono tante occasioni di “distrazioni” a cui non ci si può sottrarre, come rispondere al telefono ed accogliere i candidati al front office, essendo aperti al pubblico. 

Inoltre, in caso di necessità, bisogna fornire supporto alle colleghe dell’amministrazione, attività che, per forza di cose, portano via del tempo alla pura e ricerca e selezione. 

In DRD ho modo di dedicarmi esclusivamente al recruiting e questo apporta notevole qualità al lavoro che svolgo. Inoltre, le ricerca, una volta concordate le condizioni commerciali con i colleghi della Divisione Account, passano totalmente nelle mani della Recruiter; questo mi ha permesso di relazionarmi maggiormente con i clienti, ponendomi in una posizione di reale partner e consulente nella ricerca e nella selezione del personale con l’azienda-cliente che ci ha commissionato le ricerche; non sono più un “fornitore di CV” ma una figura professionale a cui il nostro cliente-azienda si affida per poter valutare le migliori candidature potenziali.

I candidati potenziali sono il frutto di un lavoro meticoloso che faccio avendo sempre ben chiare le indicazioni specifiche che l’azienda-cliente mi ha condiviso e che si dettagliano da un confronto costante e continuo.


Quali opportunità concrete di crescita professionale vedi per te in DRD?

Prima di iniziare l’esperienza in DRD, mi era stato detto, da alcune persone attorno a me, che non avrei mai potuto ambire ad un percorso di crescita in una realtà che lavora totalmente da remoto. 

Premetto che sono del parere che la “crescita” sia soggettiva ed ognuno di noi la misura con parametri diversi, pertanto questo parere non mi ha in alcun modo intimidita dal cogliere l’opportunità. Io vedo DRD crescere, come azienda, di mese in mese, da quando ne faccio parte, in termini di fatturato, di progetti, di organigramma, di competenze professionali, mie e delle mie colleghe.

Ho fin da subito trovato persone che hanno saputo apprezzarmi, non solo per le mie capacità da Recruiter, ma anche per caratteristiche più trasversali, al punto da affiancarmi a risorse junior che supporto dal punto di vista tecnico e gestionale con il cliente, di cui, in alcuni casi, sono l’unica referente. 

L’azienda mi ha aperto gli occhi su uno scenario che non avevo mai preso in considerazione: la possibilità di gestire risorse, a cui trasmettere il mio know-how relativamente alla mia modalità di gestione del cliente e del processo di selezione a 360°.


Concludendo, cosa vorresti condividere ancora di DRD?

E’ sorprendente come in DRD, nonostante il lavoro da remoto, ci sia così tanto affiatamento, reale supporto e condivisione tra noi colleghe. Ogni successo personale, viene vissuto come successo del team e dell’azienda. 

Tutto questo non è altro che lo specchio di chi è a capo di DRD e che ogni giorno coordina il lavoro, con passione, dedizione ed intelligenza. Tuttavia, non mancano i momenti di condivisione in presenza nelle nostre amate e tanto attese convention! Occasioni di scambi di idee e obiettivi lavorativi, ma soprattutto di reale conoscenza reciproca, risate, relax e tanto buon cibo, nelle migliori location, da nord a sud!

La verità è che non importa che dimensioni abbia un’azienda, dove si trovi o che modalità di lavoro adoperi, sono e saranno sempre le persone a fare la differenza e chi lavora in DRD e con DRD se ne accorge subito!


Paolo Zanoni